IN
ricordo DI MIO padre
PINO
Amatiello, scomparso il 6 febbraio del 2007
Mio
padre nasceva a Sciacca, in provincia di Agrigento nel lontano
luglio del 1938. Ebbe un’infanzia terribile e senza gioia, in quanto
non conobbe mai la madre, morta di parto per darlo alla luce, e
visse solo pochi anni con suo papà, mio nonno Giovanni, in quanto
quest’ultimo rimase vittima di un incidente in servizio, quando mio
padre aveva solo 4 anni. Giovanni precipitò in un burrone, nel
tentativo di salvare un ragazzo; tale estremo gesto, gli valse la
medaglia d’argento al valor militare nella Polizia di Stato.
La sua, fu davvero un’infanzia difficile e sofferta: preso sotto la
rigida custodia del nonno materno, non visse come tutti gli altri
bambini.
Mi raccontò una volta che spesso, quando ci scappava la
“marachella”, il nonno lo sottoponeva a crudeli punizioni; veniva
picchiato e rinchiuso dentro una cascina buia e piena di topi.
Tutto questo, segnò molto, il suo spirito e la sua fanciullezza.
Mio padre da giovane, aveva trovato un impiego all’Inps, posto fisso
che lasciò molto presto, per darsi completamente alla cultura e
all’arte in genere.
Adorava scrivere. Ha sempre composto molti versi; difatti, la poesia
era la sua più grande passione.
Esordì nel 1966 con la raccolta di versi “70 Oggi”, raccolta di
poesie alla quale hanno fatto seguito le sillogi “Spiccioli e
Centoni”, pubblicato nel 1969 e “Poesie d’amore”, nel 1973.
Quando ero ragazzino, ricordo le ore passate da lui nel salotto
mentre lo osservavo battere a macchina..e mi piaceva e mi
incuriosiva allo stesso tempo osservarlo, mentre ero seduto sul
divano..sentire quell’incessante e fastidioso rumore della sua
Olivetti, e vedergli la testa, che faceva capolino dalla macchina da
scrivere, e con gli lo sguardo abbassato e incollato sul foglio,
mentre macinava versi e rime che parevano provenirgli direttamente
dal cuore, tale era l’entusiasmo e la passione che metteva nei suoi
scritti. Ero come incantato, da quella sua passione.
Vissi con mio padre sino all’età di 10 anni circa …quando, verso il
1982 se ne andò via di casa, in seguito alla separazione da mia
madre.
Per me fu un brutto colpo, in quanto, come d’altronde tutti i figli
maschi, sentivo davvero tanto la mancanza e la necessità d’aver
accanto una figura maschile, prima che paterna.
Crebbi con questa convinzione, proprio perché avevo ben “tre gonne”
che non potevano di certo sostituirsi in nessun modo a mio padre,
ossia mia madre, e le mie due sorelle maggiori; infatti, l’aver
vissuto 33 anni della mia vita con loro, pesò negativamente, su
alcuni lati del mio carattere.
Ebbene, dopo più di vent’anni, ritrovai mio padre fianco a fianco.
Mi accolse nella sua casa di Monte Sacro, in quanto, dopo la
tristissima dipartita di mia madre, avvenuta nel 2003, fui quasi
subito dolorosamente costretto, a rompere tutti i rapporti con
quello che rimaneva della mia famiglia, per assurdi e futili motivi
economici.
Ma quella, fu la grande occasione di aver finalmente ritrovato mio
padre.
Dico grande, perché quando si cresce, e si diventa adulti, e si
scopre con tanta amarezza che il tanto tempo passato non ci ha
permesso di farci scoprire, con grande sorpresa e anche un po’ di
malinconia, che si è sempre stati uguali nel carattere, nella
fisiognomica ma soprattutto nel cuore ….beh, l’amarezza prende
inevitabilmente il sopravvento…e spesso, ci lascia senza parole,
come un vuoto mistico dentro di sé.
Questo, è stato uno dei pochi doni che Dio mi ha fatto: l’avermi
riavvicinato accanto a lui, permettendomi di scoprire che il mio
carattere e quello di mio padre, seppur a distanza di tanti anni e
senza mai frequentarci, erano esattamente identici.
Il vedermi uguale a lui, mi fece pentire di tanti e tanti pregiudizi
inculcatimi dalla mia famiglia… da coloro che avrebbero dovuto
comunque continuato a volergli bene, nonostante tutto.
Ma dopo tanti anni, prima che la malattia, che lo condizionò una
vita intera quale il diabete… e il lento ma progressivo decadimento
del fisico, ho potuto solo apprezzarne le briciole di tutto questo,
in quanto, a soli 4 anni vissuti con lui, notte e giorno, e di
distanza della scomparsa di mia madre, il 6 febbraio del 2007, mio
padre mi lasciò, a soli 66 anni.
Era un grande sognatore, mio papà. Un uomo assolutamente semplice,
orgoglioso delle sua terra, la Sicilia e delle sue tradizioni, e
della sua immensa passione per la cultura e l’arte.
Una volta ricordo di avergli chiesto se avesse mai voluto tornare
alla sua Sciacca: mi rispose subito di no, e senza pensarci,
commentando che amava troppo Roma per poterla lasciare, con la sua
culla di civiltà storica e le sue ricchezze artistiche.
Pino Amatiello era una persona altruista, molto
buona..forse a volte troppo. Molto spesso univa l’ingenuità e
l’entusiasmo di un fanciullo con la serietà e compostezza di un
letterato.
Una insolita miscela caratteriale, che lo faceva apprezzare da
chiunque gli fosse vicino, che coinvolgeva tutti quelli che lo
frequentavano e si faceva subito voler bene, per questo.
Scrittore di innumerevoli versi letterari, poeta, critico
letterario, uomo carismatico di grande umanità, chi lo ha conosciuto
davvero, ricorda la sua dedizione totale alla cultura, che mista
alle sue tradizioni sicule lo porta a realizzare, la sua vera “opera
omnia”, nonché il suo primo romanzo d’esordio “Dragunara”, scritto
nel 1978 interamente in dialetto siciliano, e con traduzione in
italiano nei capoversi, tanto che, dal clamore e successo ottenuti,
conseguì il “Premio Provincia di Agrigento per la Narrativa”.
Successivamente, visto il grande successo del libro, al teatro
stabile di Agrigento, ne viene fatta una rappresentazione teatrale,
raggiungendo l’apoteosi, per la raffinatezza e la perfezione
raggiunta nello scrivere il dialetto siciliano, da essere oggetto
d’insegnamento di storia letteraria nelle maggiori cattedre
scolastiche siciliane.
Seguiranno altri romanzi, tra cui “L’occhio sinistro”, del 1985,
prefato da Massimo Grillandi e Ruggero Orlando, e nel 1989, “Il
cielo stracciato”, con la pregevole prefazione di Madame Laurence
Deonnà, Presidente dell'Associazione "Essere donna oggi".
Tra i saggi, ricordiamo “L’altra - Diario poetico di una malattia”
dove, attraverso brevissimi ma intensi versi poetici, come
fotogrammi dell’anima e dello spirito, è alla ricerca di sé stesso,
descrivendo il decorso di una dolorosa e asfissiante malattia alla
quale è condannato quale è il diabete.
Una vera ebbrezza del dolore, per cancellarne tutti i suoi lati
patetici.
E per questo, desidero recitare uno di quei versi, tratto proprio da
“L’altra” dove si evince la sofferenza e la paura di avere raggiunto
quel punto di arrivo; ossia la fine, insperata come spesso accade
durante un’operazione chirurgica, sotto anestesia totale e con un
fisico indebolito dalla sofferenza di una malattia, che lo aveva già
martoriato negli arti inferiori:
ANESTESIA TOTALE
Se si dovesse recidere il filo della vita,
non pesare Signore i miei demeriti,
ma che ho semplicemente
vissuto da Poeta.
Pino Amatiello ha anche pubblicato “La cassata siciliana”, racconti
culinari, dove le tradizioni siciliane e la sua cucina si
intrecciano sotto forma di racconti divertenti, e “Sicilia in
bocca”, libro di antiche ricette culinarie siciliane, fornendo anche
un bellissimo e curato panorama dei vini presenti e attualmente
prodotti dalla sua amata isola.
Ha diretto il periodico europeo “Il Giornale dei Poeti”; è stato
presidente del “CIAC-ROMA, Centro italiano di arte e cultura”,
nonché Rettore dell’Ateneo di Poesia e di storia delle poetiche
europee.
Ha conseguito vari e numerosi premi prestigiosi a carattere
nazionale ed internazionale, e fu benemerito della carica di
Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti culturali. Ha inoltre
fondato il Premio “Giovanni Amatiello”, dedicato alla memoria del
padre, svoltosi in Campidoglio, per ricordare i parenti delle
vittime cadute in servizio nella Polizia di Stato, dove riscosse
ampi consensi ed onori da parte dei vertici della Pubblica
Sicurezza.
Mio padre diceva che, nella vita, bisogna sempre essere curiosi ed
innamorati. Perché non si deve mai smettere di amare il mondo e
scoprirne le sue ricchezze interiori.
I suoi scritti, la sua poesia, così intensa e sempre al ritmo di una
ricerca di sé stesso e del mondo, immersa nel brivido della vita.
Ora, è del suo ricordo che dobbiamo vivere, della sua carica
emotiva, racchiusa in un palpito verde di speranza, di saggezza, di
cultura, di fiducia incrollabile, che adesso riposa in un sorriso
che ci sfiora e nella stella più lontana… la cui luce, è comunque
già dentro di noi, e brillerà sempre così intensa.
Romano Amatiello
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