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 “Passaggio in Sicilia” Roma 18 aprile 2010
 

di Ivana Moser

 


Ivana Moser“Passaggio in Sicilia, modi di leggere l’Isola”, un evento culturale curato da Ugo Magnanti, che rientra nella rassegna “Viaggio tra le vie dell’arte”, ideato per festeggiare i primi dieci anni di vita di Akkuaria, con il pensiero rivolto ad un giardino in mezzo al mare. Un viaggio che ha portato a percorrere in questa giornata diverse strade dell’arte, fotografia, scrittura, danza e sta per approdare al regno della poesia, senza mai perdere di vista una terra, spesso apparentemente abbandonata dagli uomini e da Dio, la Sicilia.
Ancora pieni gli occhi ed il cuore dal fascino esercitato su di lui dalla Sicilia, Johann Wolfgang von Goethe, scrittore e viaggiatore non proprio qualsiasi, compose la canzone di Mignon inserita nella sua opera “Wilhelm Meister, dove si legge: “Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn, im dunklen Laub die Goldorangen glühn…[…] ? Dahin, dahin, möcht’ ich mit dir, o mein Geliebter, ziehn! / Conosci il Paese dove fioriscono I limoni, nell’oscuro fogliame ardono arance dorate…[…] Lì, proprio lì vorrei andare con te, o mio amato!
E nell’opera “Viaggio in Italia”: “L' Italia, senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell' anima: qui è la chiave di tutto" (Johann Wolfgang von Goethe, Palermo 13 aprile 1787).

“Passaggio in Sicilia” è dedicato dalla Associazione Akkuaria alla memoria di tre illustri Siciliani: lo scultore Emilio Greco, l’intellettuale e filosofo Fortunato Pasqualino ed il poeta e scrittore Pino Amatiello.
Di questi tre personaggi, accomunati da un grande amore per la loro terra natia, è stato detto e raccontato pressoché tutto , ed io li vorrei solo brevemente ricordare attraverso le loro stesse parole o le parole di chi a loro è stato molto vicino.
 

Emilio Greco scultore e letterato (Catania 1913 – Roma 1995)
Scriveva Emilio Greco “Lavorare creativamente è un esorcizzare la morte ed è l’unica cosa che possa allontanare da noi la sua ossessione, altrimenti, a una certa età, questa idea insiste e distrugge la gioia di vivere… E più oltre: Io sono convinto che l’arte sconfigga la morte. Per il resto mi sgomenta il pensiero che l'opera dell'uomo muoia e la materia si trasformi continuamente… Esiste un tempo per la vita ed è molto breve per chi non ha la speranza dell'al di là”….

Fortunato Pasqualino: intellettuale, giornalista scrittore e filosofo (1923- 2008)
Sopra tutta la miseria, anzi nel cuore della stessa disperazione, c’è un qualcosa di superiore alle grandi negatività che possono sopraffarci e al di sopra ancora dell’ultimo strato dell’ultima tragedia brilla sempre la fiammella della speranza e della fiducia. Più forte della forza delle cose che inducono a disperare…e dal cieco concimaio che produce e lascia morire indifferentemente erbe buone ed erbe cattive, mi fu concesso di tentare ancora l’ipotetico Tu divino della preghiera”.

Pino Amatiello (Sciacca nel 1938 , da 1961 Roma, morto nel 2007) Poeta, scrittore, saggista,
Scriveva Pino Amatiello: “Sono vissuto con un’inguaribile nostalgia della mia terra, ma anche con l’angoscia dell’esule di non essere riconosciuto dalla madre o dal padre. Vecchi si è quando non si è più curiosi e non si è più innamorati”.
Questo sognatore e cavaliere delle nuvole soleva affermare negli ultimi suoi anni: “Questo nostro tempo è tempo di reality, questo nostro tempo non è purtroppo tempo di riflessioni, di meditazione, di raccoglimento , di silenzio e non è neppure tempo di pace”
.

Cosa sono le poesie?
Le Poesie sono rari e preziosi Gioielli da non chiudere dentro uno scrigno, ma da condividere con coloro che vi si identificano, ma anche con chi in esse coglie solo “dissimiglianze”, con coloro che ne percepiscono respiro e pulsazioni, ma anche con chi reagisce con sospensioni ed “aritmie”, con coloro che in esse ritrovano le parole forse solo lontanamente pensate, ma mai formulate, ma anche con chi quelle parole non le avrebbe mai scritte…
Arriviati ora al cuore di questo evento, alle poesie lette o recitate dagli stessi poeti, 6 poetesse e sei poeti per la precisione, la cui scelta rispecchia il personale modo di sentire e leggere la Sicilia.
Io ve li presenterò attraverso contenuti formulati dalle poetesse e dai poeti stessi riguardo il significato della poesia ed il loro modo di viverla, o, dove mi sono mancate specifiche informazioni, attraverso giudizi espressi da affermati critici.
 

Dora AmatiDona Amati
Io la Poesia la conosco come la mia “dolce bestia” . Lei è l'istinto,  il calore, la fiamma che consuma e conforta, il dono non richiesto, spesso inaspettato, ma sempre
gelosamente custodito, nel timore di perdere il suo influsso consolatorio. La poesia è fuoco, scatola magica degli unguenti, suggestione che mi rende bastante a me stessa. Lei riempie i miei spazi vuoti e diseguali.  Calcifica il pensiero.  E la gente come me sa riconoscermene i segni addosso
”.

Ugo MagnantiUgo Magnanti
Le avide ma scriteriate letture poetiche di vario genere hanno scavato un lungo alveo sotterraneo, e stanno riemergendo gradualmente nella mia poesia. Di fatto sono sempre stato, e continuo ad essere, un poeta parco, o, per la verità, un poeta pigro, che tende talvolta a sperperare un talento che in qualche misura si riconosce. Eppure trovo ci sia qualcosa di bello nel parziale spreco di sé, in virtù del quale si riesce sempre a crescere sotto un’altra forma e un altro modo. Spossante è il mio lavoro di lima ed il senso di inadeguatezza che a volte provo di fronte alla parola da scrivere sulla pagina: inadeguatezza a ‘dire’ della parola pura e semplice, che è spaventevole nella sua assolutezza, e inadeguatezza a ‘dire’ del poeta rispetto a un compito tanto arduo.

Luciana ArgentinoLucianna Argentino
La mia prima poesia l’ho scritta a quindici anni per darmi un luogo, una dimora in cui placare il profondo senso di spaesamento. Perché scrivo? :“Scrivo perché la poesia è la casa e la strada che ad essa mi conduce… la poesia è un riportare le cose alla loro originaria forma, un trarle dal caos, un rifocillarle…
In una poesia dico “sminuzzo la realtà per meglio amarla” … Ecco, è proprio così, il poeta sminuzzando la realtà la rende più accessibile, fa sì che possa stare tra le mani della gente, che la gente ne possa sentire il suono, l’odore, il sapore e amarla, comprenderla, stupirsene.


Francesco De GirolamoFrancesco De Girolamo
Non mi appartiene per nulla la scrittura “solitaria” che non si compenetri con la sostanza più febbrile dell’attività umana, con la sua imprescindibile ricerca di una dimensione reale più vivibile e giusta. Il poeta,nel tentativo di offrire al lettore tracce rilevanti del proprio percorso creativo e attraverso la condivisione della propria ricerca espressiva, cerca di fondare con lui e per lui una nuova coscienza critica. Ciò non può che comportare una sfida continua di identità e di ruolo, di ricerca di confronto, di auspicata consonanza, di fertile dialettica, di abbattimento del confine tra “la pagina e lo sguardo”, sfida che, attraverso la tensione vivificante del Logos, talvolta riesce a raggiungere il raro miracolo “letterario” del Pathos.

Livia BidoliLivia Bidoli
La poesia di Livia Bidoli nasce dal desiderio di afferrare la vita a piene mani, lasciando che tutti i sensi, le singole parti del corpo ed i gesti umani vengano coinvolti, anche a costo di esserne abbattuti o riportarne ferite quasi mortali. Le parole di Livia vogliono stare a guardia dell’esistenza che nasce, senza mai la tentazione di dare spiegazioni, ma sempre e solo partecipando di quell’esistenza. L’universo è oscuro e perciò i versi di Livia Bidoli possono apparire talvolta impenetrabili, ma nella sua poetica l’elemento che si fonde e si consuma è la densità.

Enrico PietrangeliEnrico Pietrangeli
Il malessere generato fra l’altro dal consumismo, dall’ipocrisia, dall’insensata ricerca di emozioni è sempre più strisciante e dimora stabilmente nelle nostre anime. Qualcosa però resiste ed in quel qualcosa c’è anche la Poesia, che ci permette di salvare il salvabile di questo mondo. In cerca di un paese innocente, i poeti sono un po’ tutti girovaghi e per approdare ad una poetica in grado di entusiasmare verso una possibile meta d’innocenza la strada da fare non è mai abbastanza.
Sentire trovo che sia l’azione più appropriata per accostarsi alla poesia. La poesia o la si sente o rimane del tutto aliena e lontana. La poesia deve compenetrare il sentire del lettore e, soltanto allora, è in grado di sedimentare nuovi e preziosi frutti, perché la poesia non può e non deve essere patrimonio esclusivo del solo autore, ma di tutti.

Silvia BoveSilvia Bove
La poesia sintatticamente inquieta di Silvia Bove è il suo modo di rivelare momento dopo momento la favola crudele del proprio destino, deflagrazione della stessa cognizione del vivere inquieto. Minuto per minuto e senza pregiudizi Silvia pone in gioco i tempi di incontri umani e civili, all’io sostituisce qualche volta il tu, il noi per solidarizzare o per universalizzare, ma l’interscambio di valori e ruoli non è mai appagante però. La costante nella poesia di Silvia Bove non è soltanto sfida ma anche forte e pressante certezza di aver dissodato il terreno dei suoi versi per rendere il suo io più chiaro e indirizzato..

Vitaldo ConteVitaldo Conte
Credo ancora alla poesia che rivela le cose e il mondo, che porta testimonianza e osservazione profonda della società in cui viviamo. Credo nella parola poetica come rigoglioso strumento per creare visioni e donare intuizioni. I poeti cercano dentro di sé e nella realtà circostante quelle spiegazioni a cui gli altri si sono arresi, barattando la propria personalità in cambio della massificazione dell’esistenza.
Chi sceglie la poesia, sceglie in modo tortuoso di essere ancora testimone del mondo, quello reale, cercando di fare a meno di tanti compromessi, E lo fa per scelta, conoscendo i pericoli, per passione innata, per il bisogno di guardarsi dentro profondamente e tentare ancora, attraverso la creazione inconscia che da sempre guida la poesia, di legare la realtà e l’indicibilità, la parola poetica e lo sguardo sul mondo e sui rapporti che legano gli uomini alle cose ed alla vita.

Donatella MeiDonatella Mei
Sarà che l’ironia è l’unica arma che ho avuto in dotazione alla nascita ma senza di questa, almeno io, sarei morta cento volte, dunque per me sarebbe una vera tragedia la sua perdita o peggio ancora l’assenza! Io non ho mai avuto il dono di prendermi troppo sul serio, qualche volta ho preso sul serio qualcun altro e me ne sono sempre pentita …
Quella di Donatella Mei è una poesia connotata di travolgente umorismo. Si parla di
una poesia femminile comica. Tutto risolto con questa definizione? Mica tanto, perché quei tre aspetti non stanno affatto tranquillamente insieme.

Gianni Piacentini
Gianni Piacentini
Se dipendesse da lei, dalla poesia, preferirebbe fare giusto l’ancella mansueta. Operosa ma invisibile, modestamente fiera nella sua condizione remota, dedita alla riflessione del/sul mondo. Ma oggi la melma copre i colletti, le cravatte, i decoltè: la pelle si bagna e un poco la assorbe. E allora la crociata, vecchia e sempre nuova, che fa la poesia è di non starsene quieta, scritta sui fogli e la poesia fuoriesce, viene emessa. La si bisbiglia o la si grida, la si declama o la si frantuma in schegge vocali che non potrebbe registrare una pagina scritta. Non possiamo negare alla poesia la sua originaria oralità modulata, quasi canzone di sillabe, trasmessa alle orecchie. E nel corpo del poeta vivente che opera sta il vero strumento che fa mostra di sé nel presente. La vera opera è la presenza del poeta, ma anche dell’ascoltatore, tutti in carne e ossa armoniche e una poesia che si espande, anima lo spazio circostante e lo penetra.
Oggi la parola chiave è contaminazione. Corpo e parola, performance e poesia, regola e caso.



Luca Frudà
«Il poeta ascolta il bene ed il male, e ne dà il nome, conferendo il valore profondo alla parola, manifestazione del proprio stupore, dando profondità ai sentimenti che il cuore semplice sa carpire dalle cose, e sa dargliene il senso. E nasce la tristezza, e nasce l’amore.
Il poeta coglie l’inquinamento e la pura sorgente, sottolineando il male del primo ed il bene della seconda, e cerca in sé e negli altri la decadenza per trovarne la purificazione.
La parola per me è tutto, la parola consente il dialogo, l’incontro, il confronto…la parola, insomma, vince il silenzio. La parola poetica è inoltre uno strumento delicato ma nel contempo capace di penetrare le anime. Ma per toccare l’anima la parola deve essere semplice e non banale, dire facendo intuire, svelare senza nascondere”.

 

 

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